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Lubitel stories YOUNG: la fotografia analogica ritorna a Trieste con una nuova mostra dal 22 al 31 dicembre.

In un momento storico in cui tutto è immediato, è importante condividere con i giovani la scelta della lentezza come valore e la pellicola come linguaggio. Il risultato è una fotografia sincera, libera, piena di intuizioni. È un piacere poter ospitare e valorizzare il loro lavoro, che arricchisce il percorso culturale della nostra associazione e della città”: così Calogero Chinnici, Presidente di centoFoto APS, parla della mostra “Lubitel Stories Young”.

Esposta in Sala Fittke (Trieste) dal 22 al 31 dicembre 2025, la mostra di fotografia analogica ricorda la sua prima edizione del maggio 2024, al Magazzino 26 in Porto Vecchio.

Questa seconda edizione lascia spazio alle nuove fotografie di Chiara Dondi, Yuri Melnikov, Valentina Cinelli e Giovanni Manisi. La mostra ha registrato 370 presenze. Hanno figurato scatti originali, narrazioni artistiche, intime, personali; è stata porta al centro l’unicità delle tecniche e dei mezzi della fotografia analogica.

La mostra è stata allestita nella Sala Fittke, uno degli ambienti messi a disposizione dall’assessorato alle politiche dell’educazione e della famiglia del Comune di Trieste, di cui si ringrazia l’assessore Maurizio De Blasio. L’evento rientra all’interno del Progetto Area Giovani (PAG), che sostiene e sviluppa progettualità e forme di partecipazione per e con i cittadini dai 14 ai 35 anni. Il Progetto Area Giovani si occupa di partecipazione e cittadinanza, formazione, lavoro, mobilità internazionale, arte e cultura, sport, benessere, rapporti con gli istituti scolastici e professionali.

Da “Anthropomorphe” di Chiara Dondi, alla “Morte a Venezia” di Yuri Melnikov, si lascia spazio alla particolarità della macchina fotografica sovietica, la Lubitel. La pittrice bolognese affronta la sua grande paura degli insetti rispondendo con i volti di amici e famigliari. Con la tecnica della doppia esposizione, sovrappone gli insetti alle persone a lei care, convinta della potenza terapeutica della fotografia

Il fotografo e curatore bielorusso Yuri Melnikov decide di restituire una Venezia sospesa tra l’acqua, il cielo e la nebbia. La fotografia analogica rende possibile un racconto poetico e ci mostra l’immagine inconsueta di una città fin troppo fotografata.

Valentina Cinelli, fotografa, curatrice e professionista della comunicazione visiva, utilizza macchine fotografiche giocattolo per produrre immagini in cui la realtà diventa indistinguibile: un percorso originale e poetico.

Con gli scatti di Giovanni Manisi – autore del libro “Lubitel stories – Storia, tecnica e amanti della biottica venuta dall’Est” – ci troviamo di fronte ad esposizioni multiple non coincidenti, sovrapposizioni di negativi, combustioni che ricreano lo spazio del negativo fotografico. Venezia è la scenografia di opere che colgono le contraddizioni tra quello che consideriamo reale e il processo fotografico, con operazioni possibili solo con la pratica della fotografia analogica.

Il progetto espositivo vuole rivolgersi ai giovani, complice una tendenza sempre più marcata a guardare la fotografia analogica come mezzo espressivo che permette di sperimentare, riflettere, rallentare. Fotografare diventa così un atto di introspezione psicologica.

 

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